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Proponiamo un testo di Famiglia Cristiana sull’Orientamento di Fabrizio Fantoni, psicologo, psicoterapeuta, esperto di adolescenza. Le posizioni espresse collimano perfettamente con l’iter orientativo che il Centro realizza da anni nelle classi terze delle secondarie di I grado
Ottobre, andiamo. E’ tempo di orientare…
Vorrei dedicare al tema dell’orientamento una serie di interventi a cadenza settimanale, che si aggiungano agli altri post periodici. E vorrei rivolgermi non solo ai genitori dei ragazzi del III anno di scuola secondaria di I grado, più direttamente interessati. Mi piacerebbe che queste riflessioni sull’orientamento si allargassero alla educazione a scegliere, Di fatto la scelta della scuola superiore è la prima importante che un ragazzo o una ragazza si trovano a compiere. Gli adulti danno una mano, aiutano a capire i criteri, a conoscersi di più, a leggere la realtà circostante. Ma non si possono sostituire al ragazzo.
Si dirà : è difficile scegliere a 13/14 anni. Sono ancora piccoli. La situazione è complessa e in cambiamento. Ci sono così tante scuole diverse Ma l’orientamento è prima di tutto auto-orientamento, in cui al centro c’è la persona, che impara a compiere scelte libere e motivate, ‘corrette’ più che ‘giuste’. Solo alla fine della scuola superiore un ragazzo o una ragazza potranno dire se la scelta compiuta fu quella giusta. Quella orientativa diviene la prima scelta di vita che un ragazzo o una ragazza sono chiamati a compiere, la prima di una lunga serie... Solo loro devono scegliere, anche se non da soli!
Pubblicato il 11 ottobre 2010
Nuovi orientamenti 2
Un corretto orientamento richiede sempre due cose: una buona conoscenza di sé e una completa conoscenza delle offerte formative della zona in cui si vive. Entrambe poi richiedono validi criteri per essere valutate. Che cosa possono fare i genitori in tutto questo? In primo luogo, possono utilizzare questa fase per ripensare al figlio che crescendo sta cambiando, facendo il punto e chiedendosi «Chi è nostro figlio?». Non è una risposta facile da dare, pensando al carattere, alle qualità e ai limiti, ai desideri, ai progetti, alle preoccupazioni e alle paure degli adolescenti di 13/14 anni. Inoltre non è una risposta che posseggono i soli genitori: man mano che un figlio cresce, sempre meno i genitori possono ritenere di conoscerlo in modo completo. Molti padri e madri, che dicono di conoscere i figli ‘come le proprie tasche’ in realtà si illudono, perché non riescono a pensare a un figlio come separato da sé, portatore di un suo mondo interno, non sempre accessibile Per questo motivo, occorre porre la domanda anche agli altri adulti che conoscono i ragazzi: insegnanti, educatori dell’oratorio, capi scout, allenatori sportivi, maestri di attività espressive (danza, musica…). Sono gli snodi della rete educativa che nel corso del tempo abbiamo costruito per sorreggere e proteggere la crescita dei figli. In questa fase (ma non solo) nei colloqui con i docenti, prima di chiedere se il figlio è un bravo allievo, provate a chiedere loro che cosa conoscono di questo ragazzo, che cosa hanno capito della personalità di questa ragazza… Magari non tutti comprendono la domanda, e riprendono a parlare di voti, di verifiche e condotta, ma si troverà sicuramente qualcuno che tratteggerà un ritratto dei nostri ragazzi più complesso, e non sempre coincidente con quello che abbiamo in mente. In particolare, poi, approfondiamo l’interrogativo iniziale: proviamo a chiederci e a chiedere a che cosa il ragazzo è maggiormente portato, nell’ambito della conoscenze scolastiche (le attitudini), quali di queste ha sviluppato (le conoscenze e le competenze acquisite), ciò che maggiormente stimola le sue attività, sia dentro che fuori la scuola (i suoi interessi). A questo proposito, e cioè guardando le attività che svolge con più piacere nel tempo libero, chiediamoci se magari preferisce stare con le persone, o lavorare con gli oggetti, o con le forme e le immagini, oppure ragionare e utilizzare le idee… sono diversi ambiti di interesse che possono orientare verso indirizzi scolastici più aderenti al ragazzo Chiediamoci infine quali sono i limiti dei nostri ragazzi. Anche nell’ambito degli apprendimenti: alcuni territori della conoscenza possono essere troppo lontani dalle loro attitudini e competenze per diventare l’oggetto dei prossimi cinque anni di studio.
Pubblicato il 25 ottobre 2010 |